Terzo Settore: diritti negati e servizi a rischio chiusura

Terzo settore protestaIl Terzo Settore, Sindacato e Associazioni di familiari costretti a protestare per vedere riconosciuti diritti, dignità e scongiurare il pericolo di chiusura dei servizi.

di Laura Cirella

Reggio Calabria 01 giugno 2015. Alla fine i rappresentanti del Terzo Settore e della CISL, Luciano Squillaci e Luciana Giordano, ricevuti dal Direttore generale dell’ASP 5 Santo Gioffrè, sono riusciti a strappare degli impegni precisi. Stamattina operatori e cooperative, insieme a diversi utenti, si sono dati appuntamento in Via Diana, di fronte l’ingresso degli uffici della dirigenza dell’ASP n° 5 di Reggio Calabria per scongiurare il rischio chiusura.

Una situazione al collasso. Le richieste erano state ampiamente anticipate da comunicati stampa che, da settimane, denunciano la situazione difficilissima delle strutture, in particolare quelle che si occupano di salute mentale e tossicodipendenze, ormai al collasso e a rischio chiusura oltre che delle difficoltà dei servizi di cure domiciliari; tutto a causa di una situazione di inerzia proprio da parte dell’ASP n° 5.

Cavilli burocratici. Il motivo dello stallo pare sia stato un piuttosto esplicito diniego da parte del Direttore Amministrativo Avv. Tringali di firmare gli impegni di spesa per l’assenza del documento di bilancio, cosa che tecnicamente può invece essere superata, come già avvenuto diverse volte in passato. Infatti, altri impegni di spesa 2015 per servizi diversi (vedi la riabilitazione o le cure palliative) sono già stati correttamente e giustamente assunti. La vicenda induce a pensare a un gioco di ostracismi incrociati tutto interno all’ASP, rispetto al quale, però, ne fanno le spese i cittadini, operatori sociali, che non percepiscono i propri stipendi, e utenti, che vedono messi a rischio servizi vitali.

Una nuova organizzazione dei servizi. Ma non si trattava solo di rivendicare gli stipendi arretrati, ma anche di fare chiarezza sulla situazione dell’organizzazione dei servizi e dell’accredito delle strutture. Gli accrediti, infatti, sono stati avviati per le strutture che si occupano di tossicodipendenza, ad esempio, ma non per quelle che si occupano di salute mentale. Questo perché da oltre dieci anni, ormai, manca un Piano regionale per la salute mentale. Anche per questi motivi, la richiesta immediatamente successiva alla liquidazione delle spettanze, è l’istituzione di un tavolo tecnico con incontri calendarizzati per prendere in esame, punto per punto, la situazione delle strutture e l’organizzazione dei servizi adeguatamente ai bisogni. Sarà capace la nuova dirigenza dell’ASP 5 di fare fronte a questa concretamente a questa sfida?

Senza abbassare la guardia. Tuttavia, nonostante l’esito quanto meno costruttivo dell’incontro, sindacato e Terzo Settore ribadiscono di essere pronti, qualora gli impegni assunti non vengano rispettati, a riproclamare lo stato di agitazione al fine di far valere i diritti lesi degli operatori impiegati nei servizi e degli utenti, cittadini bisognosi di cure che ancora una volta pagano sulla propria pelle l’inefficienza amministrativa e il lassismo della politica.

 

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