SERVIZIO CIVILE TRA I NONNI

Casa di RiposoPer conoscere e giudicare una realtà bisogna prima viverla nella sua quotidianità. Arianna ci racconta la sua esperienza di servizio civile in una casa di riposo

di Samantha Menegon

San Daniele del Friuli, 12 dicembre 2014. Durante lestate 2014, nel comune di San Daniele del Friuli, alcune ragazze hanno partecipato al progetto del Servizio Civile Solidale. Tra le associazioni presso le quali hanno svolto il servizio troviamo la Casa di Riposo. Ecco l’intervista ad Arianna, una tra le ragazze che hanno partecipato a questa attività …

Cosa ti ha spinto a scegliere la casa di riposo?

A: beh ho scelto la casa di riposo perché mi è sempre piaciuto stare con gli anziani e sentirli raccontare delle loro vite, che mi sembrano tanto lontane e diverse dalle nostre. Poi, in particolare, in casa di riposo ho immaginato si sentissero soli e mi faceva piacere l’idea di fargli compagnia e rallegrarli.

Che impressione hai avuto inizialmente, subito dopo aver varcato la porta d’ingresso?

A: sinceramente all’inizio non sapevo dove andare o cosa fare, anche perché ero da sola con Elena (animatrice). Vedevo che lei sapeva come attirare la loro attenzione e sapeva comportarsi in modo diverso con ognuno, mentre io non li conoscevo e mi sentivo un po’ a disagio. Comunque ho capito subito che era un bel luogo dove tutti si conoscevano e anche le signore della reception avevano delle attenzioni per gli anziani portandogli le merendine.

Qual è stata la situazione più difficile da affrontare?

A: una volta una signora del nucleo A era convinta di aver perso una bambina e piangeva perché doveva andare a cercarla e vedere se stava bene. Mi avevano chiesto di farla stare tranquilla e io non ci riuscivo. Per fortuna alla fine mi hanno detto di lasciarla pure camminare poiché non riusciva più a stare seduta.

Hai sviluppato delle capacità affrontando questa esperienza?

A: ho imparato ad avere più pazienza, a sapermi adattare maggiormente alle situazioni a seconda del problema che mi trovavo davanti. Ho imparato anche ad arrangiarmi da sola e a cercare di capire quale potesse essere la soluzione migliore in un momento di “urgenza” in cui non avevo nessuno lì con me.

Qual è l’immagine che ti è rimasta impressa maggiormente?

A: vediamo.. una volta ho visto a merenda una signora, che era ospite della casa di riposo, aiutare la signora accanto a lei a mangiare, perché questa aveva molte più difficoltà e le assistenti non possono badare a tutti nello stesso momento.

Non credi sia faticoso e allo stesso tempo noioso stare lì?

A: faticoso sì. Perché dopo cinque ore lì sei molto stanco; dopotutto devi correre su e giù per le scale, andare da un salotto all’altro e vedere di molte persone, ma non è noioso perché non hai tempo di annoiarti, devi sempre fare qualcosa. E queste cose, secondo me, non sono mai noiose perché con gli anziani si fanno giochi, canti, si parla e non ho mai trovato brutto o stancante nulla di questo.

Dopo la tua esperienza vedi la casa di riposo come la vedevi inizialmente?

A: no, mi immaginavo fosse un luogo in cui gli anziani stessero chiusi a mangiare e guardare la tv tutto il giorno e fossero lasciati a sé stessi. Invece ho scoperto che hanno tre animatori che passano alcune ore ogni mattina e ogni pomeriggio con loro e gli fanno fare molte attività differenti. Poi hanno anche la palestra con i fisioterapisti, ci sono anche parrucchiere ed estetista.. insomma non si annoiano.

C’è qualcosa che ti ha dato soddisfazione? Che ti ha fatta star bene?

A: mi ha dato soddisfazione vedere che gli anziani erano felici di passare il tempo con me, alcuni hanno iniziato a riconoscermi e con il passare del tempo ho preso confidenza con loro.

Consiglieresti la tua esperienza ad altre persone? Perché?

A: consiglierei questa esperienza in particolare a coloro a cui piace passare il tempo con le persone anziane, ma la consiglio in generale perché è gratificante sapere che la tua presenza aiuta le persone a sentirsi meno sole.

Da questa piccola intervista possiamo vedere come in realtà per conoscere e poter giudicare una realtà bisogna prima viverla nella sua quotidianità. Ciò che inizialmente può sembrare cupo e tetro in realtà può rivelarsi un ambiente dove prevalgono piccole gioie ottenute con piccoli gesti abituali come una semplice conversazione o un canto. È interessante iniziare un’esperienza con una visione e terminarla con un’altra. Questo ci permette di capire che qualcosa è rimasto in noi: aprendo la nostra visione abbiamo potuto arricchirla.

 

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