Musica e giovani. La musica è lavoro?

La musica è lavoroDall’expo Medimex la difesa della dignità della musica come lavoro. Si può vivere oggi di musica? Un confronto di opinioni tra utopia e realtà.

Bari, 17 dicembre 2013. XL, rivista italiana di riferimento nel panorama musicale e non, questo mese ci lascia, perde la sua forma “corporea” raggiungendo quello stato di digitalizzazione che ormai hai invaso ogni cosa della terra, nello stupore e sconforto generale di fan e dipendenti.

“Vorrei capire meglio, ma il numero di dicembre è l’ultimo in generale? Si, è così.”

Proprio al Medimex, cuore pulsane dell’industria musicale italiana, uno dei pochi posti in cui cultura è sinonimo di lavoro, apprendiamo questa terribile notizia.

Era nell’aria già da tempo, ma le perentorie e definitive parole dei giornalisti di XL non potevano che stonare con il tema portante di tutta la manifestazione.

Il critico musicale Gino Castaldo, in una delle tante conferenze, parla dal canto suo delle difficoltà attuali dell’essere giornalista, ancor di più dello scrivere di musica (“E’ un salto nel buio” cit.).

Le etichette discografiche indipendenti dicono che i dischi non vendono più, sono surclassate dalle major e le stesse major attraversano un periodo di profonda crisi, causa recessione, pirateria e passaggio ad una tecnologia “per cui non siamo ancora pronti”.

Anche il musicista “stringe la cinghia” e a testa bassa continua a vivere di spettacoli live, ma anche i posti dove esibirsi scompaiono uno ad uno, un po’ per problemi finanziari, un po’ per la nostra “regressione dell’ascolto”. E’ proprio a questo che il cantautore napoletano Pino Daniele si riferisce quando nella sua intervista afferma: “Una cosa scandalosa è il concerto visto dal vivo ma dallo schermo del telefonino. Alla gente non interessa più la buona musica da ascoltare, ma interessa che gli altri sappiano che l’hai ascoltata. I social sono solo mania di protagonismo”.

Tanti giovani erano presenti agli eventi di questi tre giorni in Fiera, tanti dei quali hanno da una parte letto ovunque “musica è lavoro!” dall’altra ascoltato queste più realistiche parole dagli addetti ai lavori. Dovè quindi il lavoro?

“Il lavoro è nella fatica che ci mettiamo nel fare musica, come ogni altro lavoro è rimasta solo la fatica”, questa  è la riflessione di Una (Marzia Stano), cantante emergente del panorama pugliese e nazionale, nonché  protagonista dei live serali promossi dal Medimex. Continua affermando:”Per fare quello in cui si crede bisogna avere almeno due strade, più lavori contemporaneamente, sacrificando la propria vita privata”.

Parole un po’ meno amare per il dj, conduttore radiofonico e giornalista Luca De Gennaro: “Non bisogna pensare a questo lavoro come un posto fisso, un riscaldare la sedia, bisogna pensarsi come un artista e come tale il precariato non è altro che libertà. Io con il precariato mi ci sono comprato una casa”, ride.

“Naturalmente, se non soprattutto, in questo mestiere bisogna impegnarsi, avere spirito d’iniziativa e qualificarsi. Un vantaggio delle nuove generazioni è l’avere noi come punti di riferimento, i nostri lavori, oltre che corsi professionalizzanti che ti insegnano il mestiere, mestiere che noi ci siamo inventati di sana pianta”, sottolinea con fierezza. Conclude con un elogio alla tecnologia:” Non va demonizzata, anzi permette di avere sempre più musica a portata di mano, una matassa che ha bisogno di figure come la mia, come i futuri critici, per districarla”.

“Musica è lavoro” è una frase significativa, ma pur sempre una frase. Il lavoro per i giovani è sempre più un’ utopia, costretti ad abbandonare la propria strada, il proprio sogno, per imboccare la frustante, omologata via di altri, con la speranza di un dignitoso percorso di vita.

“Il sogno è morto, viva il sogno”, questa è la frase di chiusura con cui Claudio Baglioni lascia il proprio pubblico (di giovanissimi) al Medimex. E’ una frase interpretabile in vari modi: ma è davvero giusto lasciar morire il sogno e pentirsene quando ormai è troppo tardi?

Nella canzone “Lezione di storia dell’arte” la già citata Una canta di un professore universitario che ai suoi studenti sottolinea come l’arte sia ormai estinta e una ragazza dall’ultimo banco dell’aula si oppone affermando che ogni fine comporta un nuovo inizio. “E’ vero questa democratizzazione dell’arte comporta traffico, inquinamento, ma è sempre una questione di scelte, tutto dipende da come ci approcciamo al mondo”, dice l’artista.

Quindi proprio dalle nostre scelte, da nostro modo di fare, di pensare dipende la salvezza del sogno.

Una, nome d’arte scelto non a caso, una di noi, conclude: “Non credo in Dio, non credo nella politica, non credo in nulla, se non credo in me stessa…ciao” .

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