Migranti. L’accoglienza “sbarca” a Salerno

accoglienza migranti a SalernoApproda al molo 18 la sesta nave di migranti in poco meno di tre mesi

di Luca Romano

Salerno, 16 settembre 2014. Dopo lunghi momenti di attesa, dovuti all’attracco e ai vari controlli degli esperti secondo le consone procedure, la passerella della nave della Marina Militare “Virginio Fasan” si é riempita di uomini, donne e tanti tanti bambini, che, dopo lunghi giorni di angoscia mista a speranza in mare, hanno prima raggiunto il canale di Sicilia e poi finalmente toccato terra nel porto di Salerno. È già il sesto sbarco da inizio luglio nella città campana. Gli 837 migranti provengono da diversi paesi dell’Africa e del Medio Oriente (tra cui Siria e Palestina), zone colpite da interminabili guerre e durature povertà. Per loro però il viaggio non termina qui; infatti dopo essere stati cambiati, riforniti di cibo e “identificati”, saliranno sui pullman diretti in varie regioni d’Italia, dove verranno ospitati in centri di accoglienza.

Un gran numero di bambini. “Quanti bambini…” – continuano ad esclamare i tanti volontari di protezione civile, Croce Rossa, Caritas, Humanitas e altre associazioni, vedendo tra le lunghe file numerosi bambini e anche neonati, aggrappati ai propri genitori. Si contano 143 minorenni, per fortuna stavolta tutti accompagnati. Sono tante le famiglie che, per scampare a guerre, bombardamenti, fame e povertà, lasciano tutto e mettono nelle mani, spesso violente e infami, dei traghettatori tutti i risparmi di una vita per provare ad assicurare a loro, ma soprattutto ai loro figli, un futuro migliore, dignitoso, o meglio… “Umano”. Una volontaria di Save The Children e alcune volontarie, hanno riportato, con delle bolle di sapone e dei giocattoli, un piccolo sorriso sul viso di quei bimbi, costretti per ore sotto ai gazebo e nei luoghi all’ombra preparati sul molo, combattendo contro il caldo di un sole da metà agosto. Un bambino, purtroppo, è anche stato portato all’ospedale, ma presto sono stati rintracciati i genitori.

Tanti i volontari e i servizi donati. Lungo il molo 17-18 del porto commerciale tanti gli stand e i volontari pronti a servire. La Caritas, l’Humanitas e altre associazioni, impegnate in molte raccolte, hanno fornito vestiti puliti e scarpe e ha permesso un ricambio a chi per giorni ha dovuto farne a meno; la Protezione Civile ha offerto una vaschetta di cibo e dell’acqua; il 118 il pronto intervento per chi, provato dal viaggio e dal caldo, non si è sentito bene; l’associazione “Migranti senza frontiera” e anche qualche scout (in linea con gli impegni presi nella “Carta del coraggio” sul tema immigrazione), ha collaborato alla distribuzione di pannolini, biscotti e omogeneizzati per i tanti bambini, e di un volantino sulle principali città italiane e i vari diritti e doveri del migrante, preparato appositamente per i nuovi arrivati. Tante anche le forze di polizia e i carabinieri, pronti a guidare e regolare il passaggio dei migranti verso la registrazione e i pullman.

Voci per i migranti. Ci raccontano la loro esperienza, dalla parte dei migranti, due persone molto impegnate su questi temi a Salerno e non solo. Il presidente dell’associazione “Migranti senza frontiere”Paola Campiglia, ci parla della sua esperienza al servizio di chi scappa da dolori e sofferenze: “L’Associazione nasce con l’intendo di sviluppare una rete di relazioni positive tra le persone immigrate e le comunità locali”. Le loro parole-chiave sono: accoglienza, rispetto della dignita’ umana, dialogo, scambio reciproco, ascolto e promozione di tutte le forme di solidarietà. Il loro servizio va dalla distribuzione di vestiario e alimenti all’accompagnamento di migranti su bus nei vari centri d’Italia, dall’accoglienza con l’aiuto di altri enti del volontariato, ad un umano supporto “a chi fugge dalla guerra, cioè da morte certa, a chi tenta di sopravvivere con la sua famiglia, o ha perso già tutto, è solo e vuole ricominciare”. Alla domanda sul parere degli italiani contro l’immigrazione risponde che è comprensibile, visti i molti problemi qui, ma pensa che: “non si tratta di immigrazione; qui si tratta di uomini e donne, bambini, famiglie intere che fuggono, che chiedono aiuto. Pensiamo da che atrocità scappano!”. Di fronte a operai, studenti, anziani, nuclei di famiglia come i nostri, che partono “spinti da semplice paura, come possiamo dire loro: non ti vogliamo, non possiamo; cristianamente, umanamente come possiamo non aiutarli?”. E come risolvere un simile problema? “La soluzione dovrebbe essere risolta dall’origine; ma nel frattempo, mentre si decide, si vaglia, che facciamo? Li facciamo morire?”. Conclude dicendo che tutti dovremmo rispettare i ruoli e le responsabilità che ognuno ha verso chiunque altro, che sia familiare, immigrato o concittadino; a noi la scelta di aiutare o no; l’associazione sceglie di farlo. E noi?

Antonio de Rosa è un giovane volontario del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e impegnato nel dormitorio invernale per i senza fissa dimora, gestito dai Saveriani a Salerno. È qui con l’associazione di Paola e ci racconta cosa pensa dell’immigrazione: “Io penso che l’immigrazione sia un occasione di crescita per l’Italia e (perchè no?) può essere uno dei modi per uscire da questa crisi, perchè l’incontro con il diverso ci apre a modi di pensare completamente nuovi”. Parlando, poi, di chi è contro l’immigrazione esclama: “L’egoismo è una palla al piede, ti limita in tutto. Quelli che dicono <<prima l’Italia e gli italiani>> sono i primi che alla prima difficoltà penseranno a sé stessi. Non dimentichiamoci quando noi eravamo immigrati!”. Fa poi i complimenti agli enti preposti allo sbarco, presenti ed efficienti, nonostante un sindaco ed un’amministrazione contro l’accoglienza, e disponibile solo per lo smistamento di migranti”. Antonio è un giovane molto impegnato nel sociale e l’Italia intera avrebbe bisogno di tanti come lui; sta a noi impegnarci, guardare alle nostre coscienze ed agire secondo giustizia e amore, per un paese che sia consapevole del proprio passato e aperto a chi vive quotidianamente la vera sofferenza: “Noi siamo il futuro e il presente di questo paese. Nella mia esperienza ho incontrato un sacco di persone impegnate nel sociale con un bagaglio umano immenso. Una proposta concreta per far avvicinare ancora altri giovani in queste esperienze potrebbe essere la sensibilizzazione su alcuni temi fondamentali come questi”.

In ogni caso entrambi, con le loro associazioni, sono pronti per eventuali prossimi sbarchi; pronti a tendere la mano e a portare a terra chi vuole provare cosa sia il silenzio, dopo tanti rumori assordanti di bombe e spari.

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