L’esperienza di Andrea con l’orchestra boliviana

Andrea Miola, direttore dell’orchestra giovanile a plettro “Tita Marzuttini”, ha partecipato alla tournée dell’orchestra boliviana guidando i suoi ragazzi nel suonare assieme all’Orchestra di Cochabamba. Le due orchestre hanno collaborato crescendo musicalmente e umanamente e misurandosi con musiche totalmente diverse dai propri repertori.

Abbiamo chiesto ad Andrea Miola cosa ne pensa dell’esperienza vissuta.

Come le è sembrata l’idea di realizzare questa collaborazione?

L’idea mi sembrò molto interessante fin da quando mi fu proposta, ovvero un anno fa. È stata una bella scoperta vedere come Silvia Trombetta con grande coraggio e determinazione sia riuscita a realizzare questo progetto. Sapere di farne parte assieme alla mia orchestra mi ha dato molto entusiasmo. Ho iniziato quindi a collaborare fin da subito. Il coinvolgimento di alcuni dei nostri ragazzi nella loro orchestra è stato un ottimo passo per favorire la conoscenza tra i ragazzi.

Cosa l’ha colpita maggiormente?

La leggerezza, in senso buono, con cui vivono la musica e forse la vita. Il modo che hanno di prendere le cose è differente rispetto a noi che magari tendiamo ad essere più “drammatici”. I ragazzi hanno suonato con disinvoltura, in modo sereno, suonando ogni volta meglio. Mi ha colpito anche la musicalità che esprimevano portandoci gli autori contemporanei della loro cultura. Pur facendo ascoltare musiche a noi sconosciute, le hanno interpretate come solo loro sanno fare e con dei ritmi che per noi sono pazzeschi ma che loro riescono a sostenere con naturalezza.

Ha incontrato difficoltà durante la sua esperienza?

No. Magari il fatto di dover scegliere i brani o di dover preparare i ragazzi dicendogli che avrebbero suonato assieme ad un’orchestra numerosa e con strumenti diversi poteva dare inizialmente alcune difficoltà; oppure una difficoltà personale poteva essere dirigere un’orchestra così grande. Tuttavia queste cose fanno parte del percorso, non sono difficoltà.

Come hanno reagito i ragazzi dopo essersi incontrati?

La sera del primo concerto all’auditorium Scuola P. Valussi si è cercato di creare un momento conviviale: i ragazzi hanno potuto così stare assieme chiacchierando in inglese o in spagnolo. Alcuni si sono scambiati i numeri del cellulare per tenersi in contatto siccome avrebbero fatto altri concerti assieme. La cosa bella è stata la loro accoglienza: oltre a fare i concerti, avevano le braccia aperte; ti accoglievano con felicità.

Quali le differenze tra i due gruppi a livello musicale?

Dal punto di vista tecnico il loro standard è più elevato, tra i componenti ci sono anche diversi maggiorenni ed hanno un direttore preparatissimo. I ragazzi che frequentano la scuola boliviana sono circa 200 mentre la mia orchestra è formata da soli 15 ragazzi. I due gruppi si sono veramente messi alla prova accettando di suonare il repertorio dei colleghi.

Qual è stata la risposta del pubblico presente ai concerti?

Sono stati apprezzati i vari livelli tecnico musicali, contagiando di entusiasmo i genitori – soprattutto le mamme che si sono date da fare preparando torte per tutti. L’orchestra giovanile di Cochabamba fa venire una gran voglia di continuare a collaborare per trasmettere valori importanti come l’uguaglianza e l’aiuto reciproco. Si percepisce la passione che hanno e che mi auguro continuino a portare avanti.

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