Beni comuni. Il precursore Danilo Dolci

acqua bene comuneSapere che qualcun altro, in passato, ha perseguito le nostre stesse cause ci aiuta ad accrescere il valore e il significato delle battaglie sui beni comuni che stiamo conducendo nel presente.

 Redazione di Salerno

Salerno, 05 giugno 2014. Quella dei beni comuni è una realtà di cui oggi più che mai si sente la necessità e che oggi più che mai vede elevare l’attenzione nei suoi confronti. Ma è importante riscoprire e imparare a conoscere anche chi per primo ha dedicato la sua vita ad affermare questa realtà.

Danilo Dolci è senza dubbio uno di questi. Sociologo, educatore ed attivista, ha collaborato con personaggi di prestigio, è stato candidato più volte al premio nobel per la pace ed ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Tuttavia del suo carisma e delle sue opere se ne parla ancora troppo poco. Precursore di quanti oggi si adoperano per la difesa dei beni comuni, Dolci si è impegnato affinché risorse fondamentali come l’acqua, il cibo, il lavoro e le terre non fossero precluse a nessuno. Numerosissime le sue battaglie, ognuna portata avanti senza mai praticare la violenza e soprattutto coinvolgendo i diretti interessati, spingendo il popolo stesso a lottare in prima linea per i propri diritti e la rivendicazione di quei beni a cui tutti devono avere accesso senza limitazioni.

Povertà e fame. La prima delle sue proteste pacifiche avviene a Trappeto, in Sicilia, nel 1952. Si tratta di uno sciopero della fame, portato avanti nello stesso letto in cui un bambino era morto per denutrizione. Al digiuno di Dolci partecipano anche altre persone che si impegnano a sostituirlo, qualora fosse morto, fino a quando le istituzioni italiane non si fossero interessate alla povertà di quella zona. La protesta viene interrotta solo dopo che le autorità promettono pubblicamente di eseguire alcuni interventi urgenti in favore della popolazione siciliana.

Lavoro per tutti. Altra grande manifestazione dell’impegno di Dolci è “lo sciopero alla rovescia”, organizzato a Partinico nel 1956 e basato sull’idea che se un operaio per protestare smette di lavorare, un disoccupato, per far sentire la sua voce, può invece scioperare lavorando. E così centinaia sono i disoccupati che si uniscono per riattivare, sempre pacificamente, una strada comunale abbandonata. Ancora un volta si lotta per un bene comune, il lavoro, e ancora una volta lo si fa insieme.

Acqua e beni comuni. Ma Dolci è stato soprattutto “profeta” delle lotte per l’acqua, considerato bene comune per eccellenza. Egli era consapevole di quanto l’acqua fosse importante, al punto da poter diventare oggetto di potere e fonte di disuguaglianze. Nel marzo del 1967, insieme a Lorenzo Barbera, organizza un lungo corteo, la cosiddetta  “marcia della protesta e della speranza per la pace e per lo sviluppo”. Un evento da considerare storico per la partecipazione e la mobilitazione popolare che riuscì a scatenare. Sei giorni di cammino da Partanna a Palermo con lo scopo di ottenere la costruzione di dighe che permettessero ai contadini di non essere più schiavi dell’acqua che in Sicilia, a quel tempo, era privata.

Esempio di democrazia partecipativa. Una vera pianificazione dal basso. Proprio come quella che si cerca di mettere in atto oggi nell’ambito dei beni comuni, anche se noi la chiamiamo con un altro nome: democrazia partecipativa. Ed è questo un grande insegnamento che possiamo trarre dalle azioni di Danilo Dolci. Se si vuole creare e lasciare alle future generazioni un mondo migliore, dobbiamo fare noi il primo passo: aggregandoci, mettendoci insieme e decidendo del nostro destino.

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