Cosa si può fare con la musica …

musicaUn gruppo di giovani musicisti boliviani in Friuli attiva energie e sinergie in organizzazioni e volontari, famiglie e gruppi musicali.

di Samanta Menegon

San Daniele del Friuli, 21 aprile 2015. Giorgio Volpe del Mo.V.I. ci racconta l’esperienza – umana e musicale – dell’Orchestra Sinfonica di Cochabamba, ospitata per alcuni giorni in terra friulana.

Come è nata l’idea di accogliere l’Orchestra Sinfonica di Cochabamba?
Il punto di partenza è, come spesso succede, un’amicizia. Tutto iniziò con il CeVI di Udine che si occupa di volontariato internazionale. Un po’ di anni fa nel CeVI abbiamo costruito con degli amici il gruppo Bolivia dandoci l’obbiettivo di aiutare questo paese assieme alle suore Rosarie; Silvia – che seguiva un progetto – è partita per la Bolivia, dove ha scelto di vivere creando la sua famiglia e lavorare con la Fondazione dell’Orchestra Sinfonica di Cochabamba. Quando ci ha chiesto un aiuto abbiamo accettato.

Che organizzazione si è creata?
Un’associazione friulana che si era presa l’impegno di essere referente per il progetto ha poi comunicato che non poteva più seguire la cosa. Silvia in emergenza decise di contattarci e noi del Centro Tavazza abbiamo accettato. Fin da subito abbiamo dovuto fare delle domande formali in ambasciata e questura per poter ospitare degli stranieri e dimostrare di avere i soldi per la loro permanenza, garantendo anche il loro ritorno a casa. La rete di collaborazioni si è allargata piano piano coinvolgendo anche 6 scuole ma il problema era l’accoglienza che prevedeva costi importanti: abbiamo così avuto l’idea di chiedere aiuto alle famiglie.

Che risposta ha dato il volontariato?
Una bella risposta poiché associazioni locali, cori, bande musicali hanno organizzato vari momenti delle giornate in cui erano coinvolte, prestando strumenti, attrezzature e mezzi di trasporto, offrendo buffet per il dopo-concerti, etc …. Singoli volontari si sono resi disponibili per trasporti, servizi fotografici e video, contatti con la stampa, visite guidate, traduzioni … Una cosa che i ragazzi boliviani hanno apprezzato è stata l’ospitalità nelle famiglie e notato l’interesse a costruire relazioni. Infatti il giorno della partenza ci sono stati grandi pianti dovuti ai bei rapporti che si erano creati tra ragazzi ospiti e famiglie.

È stato difficile raccogliere i fondi?
All’inizio è stata una grossa preoccupazione poiché eravamo in ritardo ma poi le cose si sono risolte mano a mano. La novità è stata la creazione di una raccolta fondi anche online: una campagna di crowdfunding con Produzionidalbasso (la piattaforma scelta da BancaEtica) in cui 40 persone hanno fatto donazioni permettendoci di raccogliere 3000 euro.

Ha avuto successo il progetto?
Sì. Dal lato “economico” con i vari concerti sono stati raccolti 10.500 euro per il sostegno delle borse di studio e per le spese restanti. L’obiettivo del viaggio era la solidarietà e la conoscenza reciproca ed in questo il progetto ha funzionato. Inoltre i ragazzi hanno avuto la possibilità di conoscere la nostra cultura e noi la loro, oltre alla buona musica che hanno suonato. Hanno però dovuto lavorare molto tenendo, a volte, anche più di un concerto al giorno.

Cosa ti è piaciuto di più?
Al di là della fatica e degli intoppi organizzativi la cosa bella è stata l’energia e il clima di collaborazione che si è creato tra persone e organizzazioni. Altre cose che mi sono piaciute sono state sentirli suonare ma, soprattutto, conoscerli. Un’esperienza umana importante.

Se il progetto venisse riproposto in cosa potrebbe migliorare?
Sicuramente avere più tempo per l’organizzazione e poi pensare a dei ritmi meno serrati per loro, facendoli partecipare ad altre attività senza sentire il peso della stanchezza. Un programma meno denso, insomma.

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