Come tutelare oggi il nostro risparmio?

costituzione“La Repubblica incoraggia  e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”

Art. 47 Costituzione della Repubblica Italiana

di Marco Ubaldini

E’ quanto mai opportuno, in questo preciso momento storico, partire da questo articolo della nostra Costituzione per capire se il risparmio e la sua tutela, snodo così vitale per il nostro Paese, ha ancora una qualche fondatezza e trovare una “tutela” così ampia all’interno del perimetro dello Stato.

Il mondo del risparmio e le sue regole cambiano. Noi ce ne accorgiamo? Interrogativo che ci permette di iniziare a comprendere meglio in quale mondo viviamo oggi, le sue regole e le conseguenze delle nostre scelte, ma soprattutto capire se “là fuori” qualcosa è cambiato.  Tutti noi, erroneamente, siamo portati a percepire il cambiamento sole se comporta  una variazione della nostra routine. Ogni giorno ci alziamo, andiamo a lavorare (privilegio per i più fortunati), percepiamo uno stipendio (anche qui con molta alea) accreditato su un conto corrente bancario – magari la stessa banca da anni, quella dove è cliente la mia famiglia, dove conosco il direttore o il ragazzo simpatico che sta in cassa. Così siamo indotti a pensare che solo perché ogni giorno facciamo le stesse cose, “là fuori” sia sempre tutto uguale.

A chi affidiamo il nostro risparmio?  Partiamo dall’articolo 47 della Costituzione e dal risparmio, quella parte di reddito (stipendio) che non consumiamo ma conserviamo per progettti o bisogni futuri e che trova, nella maggior parte dei casi, il suo “naturale alloggio” presso un conto corrente bancario. Tra il risparmiatore e la banca si instaura un contratto che regola “ i rapporti tra banca e cliente, al fine di poter gestire il proprio denaro. In particolare la banca, sul presupposto dell’esistenza di una disponibilità (somma) presso di sé, si impegna nei confronti del cliente a prestare un servizio, che consiste in sostanza in un servizio di cassa, cioè nel provvedere per conto del cliente correntista, su ordine diretto e indiretto e con le sue disponibilità, ai pagamenti e alle riscossioni. Il cliente può disporre in qualsiasi momento delle somme.”

Il nostro risparmio entra nella contabilità della banca, vediamo come. La contabilità della banca, come quella di una normalissima azienda, nel suo Stato Patrimoniale ha due voci: Attivo e Passivo.

stato patrimoniale delle banche

Sintetizzando avremo che per una banca:

  • il nostro conto corrente rappresenta una passività/debito, cioè sono soldi che come clienti possiamo prelevare in ogni momento;
  • la nostra sottoscrizione di un’obbligazione rappresenta una passività /debito. Si tratta di soldi che come clienti abbiamo prestato alla banca acquistando l’obbligazione che essa ha emesso. Ad una data scadenza noi ci aspettiamo il rimborso dei soldi con gli interessi.
  • Al contrario il nostro mutuo per l’acquisto della casa rappresenta un’attività/credito. In questo caso si tratta dei soldi che la banca ci ha prestato e che dovremo restituire in un determinato arco di tempo dietro pagamento di un tasso di interesse, contrattualmente stabilito.

Al pari di un individuo (persona fisica), anche un’azienda (persona giuridica) può aprire un conto corrente presso una banca e chiedere alla stessa un mutuo o un prestito  – o altri strumenti tipicamente aziendali –  per lo sviluppo della propria attività.

Ma chi tutela il nostro risparmio se la banca ha difficoltà? Tutti i conti correnti aperti presso un istituto bancario, godono di una assicurazione pari a 103.000€ per ogni intestatario di conto da parte dal Fondo Interbancario di Tutela dei depositi. E’ un consorzio di diritto privato, costituito nel 1987 su base volontaria, divenuto nel 1996 obbligatorio: tutte le banche sono obbligate ad aderirvi. Il fondo non ha un suo patrimonio, i mezzi di copertura sono raccolti tra le banche aderenti, con una modalità che si è modificata nel tempo. Infatti  fino al 2015 la copertura offerta dal Fondo era di tipo “ex post” cioè i mezzi di copertura erano raccolti fra le banche aderenti solo successivamente al verificarsi di un evento. Il Fondo, sin dalla sua costituzione, è stato uno strumento dalla valenza più psicologica che reale, vista  la sua assoluta insufficienza a far fronte al dissesto di una banca, a prescindere dalle dimensioni.

Bail-out, quando le banche sono salvate da interventi esterni. L’intervento dello Stato, che dalla crisi iniziata nel 2007/2008, ha via via bloccato l’innesco di reazioni a catena dovute allo scatenarsi del panico tra la gente attraverso lo strumento del Bail-out,  cioè un intervento da parte di istituzioni pubbliche in soccorso delle banche per evitarne il fallimento.  Il Bail-out è stato utilizzato da più Paesi: Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti hanno salvato i rispettivi sistemi bancari attraverso differenti interventi esterni, ricordiamoci come.

  • Il Governo Britannico nel 2007 nazionalizza – cioè rende di proprietà dello Stato – la Banca Inglese Northern Rock.
  • Il Governo Americano interviene – sotto la presidenza Bush, fervente sostenitore del libero mercato – davanti alla drammatica situazione dei mutui subprime  - cioè prestiti ad alto rischio finanziario da parte di istituti di credito a clienti con capacità/possibilità di rimborso molto scarse – firmando il 03 ottobre del 2008 l’Emergency Economic Stabilization Act. Ben 700 miliardi di dollari di soldi pubblici – col tempo aumentati – per salvare le banche.
  • La stessa Germania, dall’avvio della crisi del 2008, sorregge le proprie banche con 197 miliardi di denaro pubblico sotto forma di aumenti di capitale e  titoli tossici rilevati dallo Stato Federale, cifra che vale oltre il 7% del Pil tedesco. Se poi a tali iniezioni di denaro pubblico aggiungiamo le garanzie statali e le linee di liquidità offerta, la cifra balza addirittura a 465 miliardi, il 17 % della ricchezza annua prodotta.

banca di Cipro2013 cambio di rotta nella tutela del risparmio: Cipro, primo caso di Bail-in. Nel 2013 con la crisi di Cipro, il cambiamento è nell’aria. La frase del Cancelliere tedesco Angela Merkel: “le banche devono salvare se stesse”, sembra anticiparne gli effetti . Saranno , infatti, gli azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti sopra i 100.000 € a partecipare al salvataggio dall’interno delle banche cipriote.

Bail-in in Italia: il risparmio cambia tutela. La legge 114/2015 – che recepisce la direttiva europea BRRD 2014/59/eu (bank recovery and resolution directive) sul risanamento e la risoluzione delle banche in crisi – introduce in Italia il Bail-in rendendolo operativo dal 1° gennaio 2016. La prima applicazione – anche se parziale – avviene nell’ottobre 2015 a seguito del dissesto di Banca Marche, Carichieti, Banca Etruria e Cassa di Risparmio di Ferrara, dove azionisti e obbligazionisti subordinati vedono “evaporare”  tutti i loro risparmi investiti in tali strumenti. Fino alla fine del 2015, infatti, la normativa permetteva l’applicazione del cosiddetto Burden Sharing ovvero in caso di dissesto di una banca a pagare erano appunto solo i possessori delle 2 tipologie di strumenti. Dal 1° gennaio 2016 con l’entrata in vigore il Bail In la riduzione del valore nominale, oltre alle azioni e alle obbligazioni subordinate, coinvolge anche le obbligazioni ordinarie e i depositi superiori ai 100.000 Euro, nel seguente ordine:

  • Possessori di azioni;
  • Possessori di obbligazioni subordinate (o anche trasformazioni in azioni);
  • Possessori di obbligazioni ordinarie;
  • Depositi superiori ai 100.000 €.

Osservando la gerarchia concorsuale dei titoli, mancano i depositi inferiori ai 100.000 Euro perché la norma prevede che in caso di dissesto siano coperti dal Fondo Interbancario di tutela dei depositi, peccato però che oramai sappiamo che sono soldi che il Fondo non ha, come ha affermato il suo presidente Maccarone il 27 ottobre 2015 “… Se dovessero essere rimborsati i depositi garantiti delle 4 banche, questi ammonterebbero a 12,5 miliardi di euro, una cifra che il fondo non ha e non avrà mai”.

L’Europa considera Bail-out l’intervento del Fondo per salvare le nostre banche.  In aggiunta a tale evidente impossibilità operativa, nel 2014 l’Unione Europea ha bocciato l’intervento del Fondo di Tutela a favore di Banca Tercas perché parificato ad un “aiuto di Stato” nonostante il Fondo sia costituito – vedi sopra – dai versamenti delle banche che sono risorse private.  La motivazione per imputare tale carattere pubblico è stata la:

  • obbligatorietà dell’adesione al Fondo da parte delle banche, se infatti i versamenti fossero volontari tale veste pubblica non sussisterebbe;
  • approvazione ex post da parte della Banca d’Italia delle decisioni che li dispongono.

Per rendere l’intervento compatibile con la disciplina europea occorreva prevedere la condivisione dei costi da parte dei detentori di obbligazioni subordinate (Burden Sharing), proprio come per le quattro banche viste sopra. Alla fine, nel caso di banca Tercas , la soluzione è stata trovata in questo modo: “… il fondo di tutela interbancaria, anche su suggerimento e impulso del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha istituito un meccanismo completamente volontario, con una gestione distinta da quella con cui sono assunte le decisioni a tutela dei depositanti, e finanziato con risorse diverse dalle contribuzioni obbligatorie. Il meccanismo volontario, per definizione non assoggettabile ai vincoli previsti per gli aiuti di Stato, provvederà a replicare il precedente intervento, restituendo alla Banca Tercas l’intero ammontare delle risorse”. Il fondo quindi, ammesso che abbia ipotetiche risorse,- e non lo è, dato che abbiamo visto come funziona – potrà intervenire solo successivamente.

bail inL’Unione Europea non tutela il risparmio delle famiglie.  Suonerà strano a molti ma il Trattato sull’Unione Europea (TUE), il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e la Carta dei Diritti di Nizza non parlano di tutela del risparmio delle famiglie, cioè dei cittadini non costituenti gruppi economici. Manca, quindi, nel diritto europeo un qualsiasi enunciato che si occupi della formazione e della promozione del risparmio cioè del lato della domanda del credito e del fenomeno dei depositanti /correntisti, cioè coloro che alimentano il sistema bancario con la parte di reddito non consumato.

Occorre salvaguardare la tutela del risparmio prevista dalla nostra Costituzione. Dobbiamo prestare molta attenzione alla corretta applicazione della volontà di tutela espressa dal costituente per evitare che ne possa essere modificato radicalmente il senso – ed in modo del tutto extra testuale- o, ancor peggio, diventi oggetto di un’abrogazione implicita, poiché incompatibile con il diritto europeo.

risparmio non tutelatoDove è lo Stato per tutelare il cittadino ed il suo risparmio? Il susseguirsi dei fatti sopra descritti denota il passaggio da una tutela caratterizzata da una forte impronta dello Stato ad una di tipo sempre più privatistico, con la diretta conseguenza di considerare il risparmiatore nella sua più totale individualità, in grado di fare per se le scelte più giuste, in maniera autonoma, in un ambiente più naturale in cui le leggi del mercato, elevate a leggi universali, regolano i suoi bisogni, secondo una logica di comportamento razionale. Nel contesto Banca/risparmiatore, l’individuo dovrebbe essere in grado di:

  • Chiedere alla banca il prodotto adatto.
  • Valutarlo, confrontandolo con altri prodotti simili sotto il profilo rischio / rendimento.
  • Prezzarlo quindi giustamente.
  • Acquistarlo, valutandone commissioni e oneri vari.

La deriva neoliberista. Il processo di cambiamento che è in atto nel mondo da più di 30 anni. Un cambiamento graduale, impercettibile, che ha riguardato e sta riguardando, in modi e tempi differenti, tutti i Paesi, nessuno escluso. Lo Stato si ritira per lasciare spazio al privato, in un vortice di cambiamenti che dal 2011 ha visto la sua accelerazione in tutti i Paesi europei, Italia compresa. Illuminante in questo senso è il passaggio tratto da “Stato di crisi” il libro-dialogo fra i due sociologi Zygmunt Bauman e Carlo Bordoni  “… Nelle condizioni attuali lo Stato non ha i mezzi ne le risorse per svolgere compiti che una vigilanza efficace sui mercati e il loro controllo richiederebbero, per non parlare di regolamentazione e gestione. Questa parte è stata assunta da forze sovrastatali – globali – che operano in uno spazio di flussi politicamente incontrollato segnato dalla competizione più aspra, con lo stesso vigore e con la stessa inoppugnabile logica con cui la condizione di dipendenza reciproca creava limitazioni alla disuguaglianza sociale, il rafforzamento degli impegni, alleanze ferme e durature e, in ultima analisi, solidarietà umana. Uno statalismo senza Stato che prefigura la metamorfosi dello Stato, da Stato sociale nell’ibrido dello Stato neoliberista, capace di esercitare un certo potere di controllo sulla popolazione ma solo in conseguenza di decisioni prese altrove, delle quali lo Stato si fa portatore e interprete in campo locale. Da qui dipendono le difficoltà di gestione, l’inutilità delle manovre correttive, che si susseguono per far fronte ad una emergenza senza fine. Ognuno cerca di trovare soluzioni locali (le uniche consentite) a problemi globali, mentre sarebbero necessarie soluzioni globali a problemi locali. Si attua allora quella sorta di statalismo senza stato che è poi una forma di “governance” indiretta, obliqua di governare, che si libera di ogni responsabilità rinviandola al singolo cittadino. Concede ampia libertà di movimento ma delega al privato buona parte delle competenze che gli erano proprie. Le garanzie sociali che fino a qualche decennio fa costituivano il nerbo dell’esistenza individuale sono gradualmente ritirate, sminuite o svuotate di significato. La certezza del posto di lavoro è stata messa in discussione. I tagli alla spesa pubblica limitano i servizi essenziali, dal diritto all’istruzione alla sanità. L’esigenza di una spending review mette in discussione la legittimità dei diritti acquisiti e sanciti dalle leggi. Tutto è divenuto opinabile, discutibile, traballante, destinato a restare in piedi o a essere cancellato con un tratto di penna a fronte di “esigenze improcrastinabili”, “problemi di bilancio”, “adeguamento alle normative europee”. Dietro questa filosofia dell’incertezza, dietro questa liquidazione dello stato sociale, che imperversa a livello globale, c’è il convincimento neoliberista che ognuno debba provvedere per sé, senza far carico agli altri dei propri bisogni, delle proprie lacune. Dove prevale il principio secondo il quale ogni azione, ogni concessione, ogni servizio deve avere un tornaconto, gravare su chi ne usufruisce e non essere spalmato sull’intera collettività, cui spetta solo l’obbligo di contribuire in solido al mantenimento dell’apparato statale.”

In questo video  Bauman assieme Bordoni svolgono – in occasione della manifestazione “Leggermente” - una conversazione che pone l’accento sulla crisi che stiamo vivendo, che da economica rischia di trasformarsi in progressiva perdita di fiducia nella politica, negli esecutivi, in generale nella democrazia.

Stato di crisi intervento di Bauman a Lecco, 20 marzo 2016

Informarsi, informarsi e ancora informarsi. Alle luce di quanto sopra esposto, per questo progressivo ridursi della tutela dello Stato in un settore strategico come quello bancario, mi sento di dire che oggi rispetto al passato l’individuo è un po’ più “solo” nel rapporto con le banche e nella gestione del suo risparmio. Solo inteso nel senso di ” meno tutelato”, diventando quindi assolutamente necessario un atteggiamento più prudente e informato. Informarsi diventa una prerogativa imprescindibile in qualunque rapporto con un istituto di credito, sia nella scelta iniziale (quale banca ?) che in quella successiva (tipologia di conto corrente, strumenti finanziari finalizzati all’investimento del risparmio).Nella realtà descritta sopra non può più guidare la logica del “è sempre stata la banca della mia famiglia”, “il direttore è un caro amico”, “il consulente che mi segue è un bravo ragazzo”, “mi rimane comoda perché sotto casa”, “tanto sono tutte uguali” e potrei continuare all’infinito. Il rischio è di trovarsi in una situazione come quella in cui si sono trovati i risparmiatori delle 4 banche, senza più nulla, dove i risparmi di una vita si sono evaporati, con una ripercussione gravissima a livello, oltre che economico anche sociale. I segnali sugli scricchiolii c’erano stati, le voci giravano, i giornali scrivevano, gli operatori lanciavano messaggi ma la resistenza al cambiamento è talmente forte da far sperare sempre nel lieto fine, la famosa frase del “ma tanto…..” come da vecchie memorie non è mai scomparsa “ma tanto l’Argentina non fallisce…..”, “ma tanto le banche non falliscono….”.

bail in risparmiatoriIndice di solidità della banca: impariamo a tutelare il nostro risparmio. Oggi si chiede al risparmiatore, di abbandonare queste vecchie logiche che lo hanno guidato per anni e informarsi sulla solidità della propria banca: gli indici di patrimonializzazione come il Core tier 1 ormai resi pubblici su qualsiasi quotidiano o sito internet dovrebbero essere monitorati costantemente in un’ottica di tutela personale e non solo. Occorre essere consapevoli che le decisioni sul nostro denaro siamo noi a prenderle e non la banca e se le condizioni non ci soddisfano o non ci convincono, dobbiamo usare il cambiamento come reazione. La fragilità delle nostre banche (che vede come estrema ratio la procedura del Bail In) ha un iter e una causa ben precisa: l’allarme lanciato nel 2011 sul debito pubblico italiano era un finto allarme, un falso problema: non esisteva nessuna insostenibilità del nostro debito come è stato fatto notare dal vicepresidente delle BCE nel 2013. Fatto sta che la cura applicata al problema, l’ormai famosa austerità, portando alla distruzione di reddito delle famiglie e alla chiusura di molte imprese ha fatto si che queste non fossero più in grado di ripagare i debiti contratti con le banche, facendo esplodere le sofferenze di quest’ultime e generando quella instabilità tutt’ora in corso.

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