Un ricordo del terremoto in Friuli

Il terremoto in Friuli che nel 1976 devastò la regione e i dintorni assestò un duro colpo alla popolazione, che si trovò in un minuto di una notte di terrore a perdere un altissimo numero di vite.
Il primo evento sismico verificatosi nel gemonese, di magnitudo 6.4, danneggiò, demolì e rase al suolo fabbriche, case e chiese sul territorio.
Mia madre e la sua famiglia sono originari di Osoppo e hanno vissuto ogni attimo del terremoto e degli effetti che esso ha generato, allora l’ho intervistata:

Raccontami cos’è stato per te quel minuto d’inferno.
«Avevo sette anni quando venne il terremoto. Era sera tardi e stavo per andare a dormire con mio fratello e mia nonna quando il mobilio e quest’ultima si sono messi a oscillare fino a farla cadere a terra. Un solo attimo dopo che tutto aveva finito di , il putiferio. Era tutto assurdo, si sentiva solo un assordante boato che è sembrato incessante, non distinguevo bene le figure che vedevo, calcinacci mi cadevano addosso dal soffitto e mi sono riparata sotto le coperte. Non capivo cosa stesse realmente accadendo perché ero troppo piccola ma mi ricordo perfettamente la paura che ho avuto e che mi ha accompagnata per giorni.»
Quali danni ha causato a te e a Osoppo?
«Beh, Osoppo è stato uno dei centri maggiormente colpiti dal sisma, non solo per il fatto che si trovavano per le strade più case crollate che case ancora in piedi ma anche per il fatto che in relazione alla popolazione ci sono state un numero elevatissimo di vittime. La casa dei miei crollò completamente a seguito delle scosse di assestamento dopo la prima. Miracolosamente non perdemmo nessuno della famiglia ma con la casa perdemmo praticamente tutti i pochi beni che possedevamo.»
Quali sono stati i pensieri, le riflessioni postume al terremoto?
«Ho principalmente provato uno stato di assoluta confusione perché ero troppo piccola per capire quello che era realmente successo, ero spaventata per le grida e i lamenti che si udivano per tutto il paese durante i primi giorni dopo il terremoto, ero sorpresa nel vedere i miei cari che erano sempre allegri e felici, abbattuti, sconvolti e ridotti in lacrime.»
Quando sono giunti i primi soccorsi?
«I primi sono arrivati l’indomani, erano alpini e persone dei dintorni che erano accorsi in massa concentrandosi nel ritrovare le persone sotto le macerie sfidando il pericolo degli edifici pericolanti.»
Chi e che che ruolo hanno avuto i volontari?
«Sono accorsi in nostro aiuto un gran numero di alpini e militari ma anche numerosissimi  volontari. Mi ricordo l’arrivo degli americani che ci hanno dato un contributo enorme sia alla comunità che monetario. L’immenso lavoro che i volontari hanno fatto va dall’allestimento delle tendopoli allo sfollamento coi camion verso la bassa, la ricerca tra le macerie, il difficile trasporto dei viveri e dei beni di prima necessità oltre al sostegno morale che ci hanno dato e che è stato davvero, davvero importante.»
Come avete vissuto dopo il sisma?
«Ero una bambina quindi io, mio fratello e mia nonna siamo stati sfollati nella bassa (dopo pochi giorni dal sisma) a “Orsaria” con dei gentili coniugi benestanti, che avevano aperto la loro casa agli sfollati. Sono rimasta li fino a inizio settembre e sono tornata con i miei genitori, sfortunatamente quindi ho vissuto anche le scosse di settembre. Ci siamo riuniti tutti a Osoppo ad ottobre quando ci hanno assegnato la nostra baracca. Ricordo la mia prima notte nella baracca, ricordo la sensazione di protezione che ho provato potendo stare finalmente sotto un “vero tetto”; ero felice!»
Secondo te che benefici ha ottenuto in materia solidale e sociale la gente terremotata?
«I primi tempi si era come una grande famiglia e si palpava la condivisione, i bambini giocavano per strada tra tende e baracche, ci si incontrava, ci si aiutava al bisogno; sono stati bei tempi nonostante tutto.»

I disastri si verificano, è naturale e inevitabile. Il fondamentale fattore che ha contraddistinto gli anni successivi al terremoto del 76 è stato il modo in cui il popolo friulano ha reagito rimboccandosi le maniche e facendosi sentire fino alle alte sfere, rimettendosi nella massima efficienza grazie all’aiuto reciproco, al sostegno che ha ricevuto dai volontari che sono accorsi in massa e lo stato che ha ascoltato, rispettato e promosso la volontà del popolo.

Claudio Ellero

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