Mestieri green. Agricoltura tra innovazione e tradizione

agricoltura e green economyC’è molta enfasi in questo periodo sul ritorno dei giovani in agricoltura. Riviste e giornali, specialistiche e non,  dedicano a questo tema approfondimenti ed analisi per cercare di comprendere numeri e dinamiche che si celano dietro questo fenomeno apparentemente anacronistico e non privo di sfumature romantiche.

di Giovanni Ferrarese

Agricoltura e giovani, inversione di tendenza. Stando ai mezzi di comunicazione negli ultimi anni solo l’occupazione agricola giovanile cresce, in netta controtendenza con quanto si registra invece negli altri settori economici. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta. l’Italia, in linea con gli altri Paesi europei, vive intensi processi di deindustrializzazione che hanno progressivamente smantellato il sistema produttivo italiano, comportando la perdita di migliaia di posti di lavoro. A questo si aggiunge la saturazione del settore terziario, caratterizzata prevalentemente dalla fine dell’impiego pubblico. Il quadro che ne viene fuori non è per niente entusiasmante. L’agricoltura nelle sue nuove forme sembrerebbe, quindi, una soluzione alla pesante crisi occupazionale che attanaglia il nostro Paese. Se questo quadro fosse confermato da numeri e stime ufficiali saremmo difronte ad una storica inversione di tendenza nel sistema economico e produttivo italiano.

Anni 60: i giovani preferiscono la fabbrica all’agricoltura.  A partire dalla fine degli anni Cinquanta le campagne italiane hanno conosciuto un costante e progressivo svuotamento, soprattutto da parte dei giovani. Negli anni del boom economico i giovani italiani preferiscono sostituire la fatica della terra con quella nella fabbrica. Fuggono da quel lavoro che aveva spezzato la schiena ai loro genitori e ai loro nonni senza garantire loro una vita agiata. Alla tranquillità della campagna si preferiscono i rumori assordanti dei grandi stabilimenti. Il lavoro all’aria aperta è sostituito da quello ambienti chiusi, insalubri e con poca luce. I ritmi scanditi dalle sirene degli stabilimenti industriali si scelgono rispetto ai ritmi scanditi dalle stagioni. La precarietà del lavoro agricolo viene sostituita con la sicurezza del lavoro in fabbrica. Salario sicuro – non condizionato dalle condizioni climatiche (che determinavano il raccolto) o dalla capacità di spuntare un buon prezzo alla vendita dei prodotti – e un sistema di tutele sono stati i principali incentivi che hanno spinto migliaia di giovani ad abbandonare le campagne e l’agricoltura per riversarsi in città. Nel Mezzogiorno lo spopolamento delle campagne si è accompagnato a forti flussi migratori. A differenza delle migrazioni di fine Ottocento e inizio Novecento, dirette prevalentemente oltre l’Atlantico, le nuove ondate migratorie si sono rivolte verso il Nord Italia. I contadini meridionali sono così diventati la nuova classe operaia delle fabbriche localizzate nel triangolo industriale.

agricoltura abbandonoAgricoltura addio. Ecco alcuni numeri di questo fenomeno. Sono ben 5 milioni e mezzo le persone che nel corso del ventennio 1951/1970 hanno abbandonato la campagna, le sue tradizioni, i suoi valori, i suoi ritmi. La popolazione italiana impegnate in agricoltura è così passata da 8,2 milioni di persone nel 1951 a 5,6 milioni nel 1961 per scendere ancora a 3,7 milioni nel 1970. Per tutti gli anni Cinquanta ogni anno, in media, 260 mila persone hanno abbandonato le campagne e l’agricoltura per riversarsi nelle città. Nel periodo compreso tra il 1947 al 1975 scomparvero circa 8 milioni di aziende agricole. L’agricoltura perde la centralità da sempre rivestita nell’economia italiana.

Nasce l’agricoltura intensiva. 1960-1970 sono gli anni nei quali l’Italia conosce prima un veloce sviluppo industriale e successivamente un processo di crescente terziarizzazione. Le campagne meno fertili sono progressivamente abbandonate per diventare, successivamente, oggetto di  degrado e cementificazione, mentre le aree  adatte ad un’agricoltura intensiva sono investite da un veloce processo di modernizzazione. Le innovazioni tecnologiche stravolgono le tecniche di produzione in agricoltura importando anche una mentalità produttivistica tipica del settore industriale: basta pensare allo sviluppo dell’industria chimica con il conseguente intenso utilizzo di concimi chimici. Una industrializzazione dell’agricoltura che ha di certo alleggerito la fatica contadina e favorito la produttività, ma ha anche svuotato della sua parte più emotiva e profonda il legame tra  contadino e terra.

Agricoltura a rischio invecchiamento. Esiste realmente oggi un richiamo alla terra capace di produrre un progressivo ripopolamento delle nostre bellissime campagne? Una prima risposta, di tipo quantitativa, la possiamo individuare nelle statistiche ufficiali. La selva di numeri e dati che fotografano analiticamente l’agricoltura italiana  ci restituiscono un quadro poco entusiasmante. L’Italia è tra i Paesi europei con una maggiore “anzianità” del settore agricolo. Nel 2010 i dati Eurostat collocavano l’Italia tra i Paesi europei con il minor numero  di giovani conduttori di aziende agricole. Solo il 5%  aveva meno di 35 anni, contro il 10% della Polonia e della Repubblica Ceca e l’8,7% della Francia. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2010 il settore agricolo italiano ha perso circa il 34% delle aziende agricole (da 2.500.000 si è passati a 1.620.000). La perdita maggiore in termini percentuali si è registrata proprio tra le aziende condotte da i più giovani. La tabella riportata di seguito sintetizza la mortalità delle aziende agricole per classi di età tra il 2000 e il 2010

Classi di età

2000

2010

Variazioni

n.

%

< 19

767

4.030

-3.263

-81%

20-29

48.815

34720

-14.095

-28,9%

30-39

220.336

126.229

-94.107

-42,7%

40-49

285.354

422.256

-136.902

-32,4%

50- 60

584.701

363.535

-221.166

-37,8%

>60

1. 314.686

810.279

-504.407

-38,4 %

Allo stillicidio di aziende condotte da giovanissimi si aggiunge la consistente perdita di aziende condotte da persone tra i 30 e i 39 anni. Uno studio condotto dall’Inea sottolinea, inoltre, l’assenza di un ricambio generazionale. Sempre nel periodo di riferimento (2000-2010) ogni 1000 agricoltori si sono verificate 375 uscite dal settore rimpiazzate da 77 entrate. Negli ultimi anni il trend non si è invertito: gli ultimi dati Istat ci dicono che dal 2010 al 2013 il numero delle aziende agricole è diminuito del 9,2%.

Oggi, è vero il ritorno all’agricoltura dei giovani? Una recente indagine di Nonisma, condotta su un campione di 1.125 giovani, di cui circa la metà agricoltori, approfondisce il tema del ritorno alla terra delle giovani generazioni come possibile soluzione alla crisi occupazionale. Secondo Nonisma dal 2008 al 2013 il tasso di occupazione in agricoltura di giovani con età inferiore ai 24 anni è diminuito del 15%. Il settore agricolo si presenta come un settore “vecchio”: 14 giovani agricoltori ogni 100 anziani, contro una media europea di 25 giovani su 100.

Agricoltura percepita dai giovani faticosa e povera. Un questionario somministrato ad un campione di 500 giovani aggiunge poi un po’ di vita alla freddezza dei numeri. Dalle risposte fornite da giovani in cerca di prima occupazione, a cui è stato chiesto di scegliere liberamente il settore in cui lavorare, emerge che la scelta di un’occupazione in ambito agricolo risulta agli ultimi posti. Circa il 18% degli intervistati associa l’agricoltura alle parole “fatica” e “povertà”. Tra gli aspetti fondamentali per valutare un nuovo lavoro – oltre alla retribuzione – prevalgono la stabilità occupazionale (40,7%) e l’ambiente di lavoro (20,1%), mentre la possibilità di lavorare all’aria aperta o a contatto con la natura vengono ritenuti elementi determinanti nella scelta del lavoro solo dall’1,7% dei giovani. Dall’analisi emerge anche come i termini di “fatica” e “povertà” siano i più utilizzati quando si parla di agricoltura e, anche questo giudizio, incide fortemente sul già scarso appeal che le opportunità del settore esercitano sui giovani in cerca di lavoro, per cui l’agricoltura appare agli ultimi posti fra le loro preferenze.

agricoltura e lavoroChe tipo di lavoro cercano i giovani? Parafrasando Checco Zalone, la ricerca documenta come i giovani italiani sono ancora legati all’idea “della fissità di posto”. Al secondo posto nelle classifica delle preferenze occupazioni sono le professioni autonome (avvocato, commercialista). La scelta di dedicarsi all’agricoltura è quindi marginale e residuale. Molti ragazzi ci arrivano solo dopo non essere riusciti ad affermarsi in altri settori. Il ritorno alla terra delle nuove generazioni sarebbe quindi conseguenza della chiusura del mercato del lavoro.

Agricoltura: un settore in fermento. Se i dati non ci permetto, quindi, di parlare di  un ritorno all’agricoltura dei giovani, ci restituiscono, però  un settore agricolo scosso da nuovi fermenti. Il comparto agricolo-alimentare sta vivendo una fase d’innovazione fondamentale per garantirsi una continuità sul lungo periodo. In cima alle attività svolte dagli  agricoltori al di sotto dei 40 anni vi sono soprattutto fattorie didattiche e produzione di energia rinnovabile (46,4%) e il 31,5% delle aziende under 40 è a coltivazione biologica. In linea con le direttive europea l’agricoltura vive una fase di “multifunzionalizzazione” e sono soprattutto i giovani agricoltori a condurre questa trasformazione agricola. L’agricoltura diventa sempre più biologica, più inclusiva, più etica e più green. Si moltiplicano sul territorio nazionale fattorie sociali e didattiche, agri-asilo, orti urbani, centri per la pet therapy,  microfiliere, progetti di recupero di colture autoctone. Un processo di innovazione che affonda le sue radici nei caratteri civili e comunitari dei territori rurali.

Agricoltura sociale. Una tradizione innovativa. È difficile dare una definizione calzante di agricoltura sociale. Ci si può arrivare, tuttavia, per mezzo di un ragionamento che tiene conto delle funzioni e degli spazi tradizionali dell’agricoltura. Come scrive Alfonso Pascale “l’agricoltura sociale affonda le sue radici nei valori di solidarietà e di mutuo  aiuto che da sempre hanno caratterizzato il mondo rurale.Il particolare intreccio che si determina tra la dimensione produttiva, quella relazionale con le piante e con gli animali e quella familiare e comunitaria ha permesso all’agricoltura di svolgere da tempi remoti una funzione sociale. Nel mondo contadino, qualunque persona, indipendentemente dalla propria condizione fisica o psichica, trovava sempre una mansione da svolgere. […]La novità consiste oggi nel fatto che queste attività vengono realizzate in modo esplicito e consapevole in strutture che utilizzano processi produttivi agricoli e riconosciute dalla collettività come percorsi utili a rafforzare l’autonomia e il benessere delle persone indebolite da contesti non inclusivi. Si tratta di una modalità di offerta del servizio sociale in contesti non medicalizzati e in strutture produttive che operano in reti relazionali preesistenti nelle campagne e a questo scopo rivitalizzate.”

dossier agricoltura3Agricoltura sociale, strumento di Welfare. Da questa definizione si può comprendere come l’agricoltura sociale non sia ancora qualcosa di definito, ma una serie di pratiche e progettualità che partono dalla vocazione, dalle tradizioni e dalle sfumature culturali dei diversi contesti rurali. Questo ha reso difficile, fino ad oggi, anche una definizione chiara e univoca dal punto di vista legislativo. Nonostante diverse Regioni italiane abbiamo provveduto a regolamentare l’agricoltura sociale o i principali servizi che vi rientrano già da diverso tempo, solo l’anno scorso il Parlamento italiano ha discusso e approvato una legge nazionale sull’agricoltura sociale. Si tratta della legge n. 145 del 18 agosto 2015. Mancano ancora i decreti attuativi,  necessari per avere un quadro omogeneo su tutto il territorio nazionale, ma questa legge apre nuovi spazi e possibilità per  un nuovo modello di welfare con l’agricoltura protagonista di progetti imprenditoriali dedicati esplicitamente ai soggetti più vulnerabili che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona.

Agricoltura e Bioresistenze. Oggi sempre più si parla di bioresistenze, termine con il quale si descrivono una pluralità di azioni volte tanto alla salvaguardia dell’ambiente quanto alla tutela della legalità attraverso azioni concrete. Azioni che ruotano attorno ad un “sano” rapporto con il territorio dimostrando che l’agricoltura non è solo azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all’omologazione sia culturale sia alimentare, così come resistenza alla violenza con cui sono trattate e gestite le risorse naturali nel nostro Paese, resistenza – infine – per evitare la scomparsa delle biodiversità. Filosofia ed approccio pratico di vita che è riassunto egregiamente in questo documentario – nato da un progetto della Confederazione Italiana Agricoltori in cui sono raccontate le esperienze di 22 giovani agricoltori

bioresistenze

Terra di resilienza. Un’esperienze di agricoltura sociale in Campania. La Cooperativa Sociale Terra di Resilienza ha avviato nell’ottobre 2013 il suo primo progetto sperimentale di agricoltura sociale “Ripartire dalla Terra”, finalizzato all’inserimento lavorativo di soggetti con problemi di tossicodipendenza attraverso un graduale processo di apprendimento teorico, pratico ed esperienziale. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Ser.t. DS71-Sapri e finanziato con il contributo del fondo Otto per mille della Chiesa Valdese. Si tratta di un progetto “pilota” che intende sperimentare un primo percorso sociale – per un periodo di tre mesi – in grado di offrire agli utenti del Ser.t. contesti non medicalizzati per la cura e l’inserimento socio-lavorativo nell’ambito delle attività agricole. Questo video racconta come i tre soci hanno realizzato questo progetto.

terre di resilienza cooperativa sociale

Cooperativa Sociale Terra di Resilienza
Morigerati – Sicilì (SA)
Telefono: 349.0978658 – 339.1128308
E-mail: terradiresilienza@gmail.com
Sito Internet: www.terradiresilienza.it

Per coloro che sono interessati ad approfondire:

ISMEA e MiPAAF  “Report  I giovani e l’agricoltura tra innovazione e contadinità”

INEA “Linea guida per progettare iniziative di agricoltura sociale” di Alfonso Pascale

ISTAT “Report La Struttura delle Aziende Agricole”

 

 

 

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