Immigrati in Italia: problema o risorsa?

immigrazioneDavvero crediamo che gli immigrati accolti in Italia possono sconvolgere la vita quotidiana dei nostri territori, il mercato del lavoro e minacciare la tenuta del sistema economico nazionale? Ecco il fenomeno dell’immigrazione in Italia, una realtà diversa da quella che i media vogliono farci credere.

di Donato Di Sanzo

Salerno, 29 novembre 2016. L’Italia è un Paese invaso dagli immigrati. Gli stranieri “rubano” il lavoro agli italiani. I “clandestini” delinquono e rendono meno sicure le nostre città. I richiedenti asilo vivono in alberghi di lusso e lo Stato “gli passa” 35 Euro al giorno oltre a cellulari di ultima generazione, mentre ai nostri cittadini sono negati anche i servizi più basilari.

Queste sono alcuni delle affermazioni che ascoltiamo, ogni giorno in TV, negli interventi dei rappresentanti di alcuni partiti italiani e degli opinionisti di varia collocazione politica. Secondo loro l’Italia è un Paese strozzato da un’invasione insostenibile di immigrati e vessato, più di altri Stati d’Europa, da una presenza straniera dannosa per l’economia nazionale, per la coesione e la sicurezza sociale, per una cultura italiana sotto assedio.Ricostruiamo assieme il quadro dell’immigrazione in Italia, così da svelare le molteplici sfumature di un fenomeno importante, vario e maturo.

60 milioni sono oggi gli Italiani nel mondo. Forse è opportuno fermarci e fare memoria. È stato stimato che tra il 1876 e il 1925 più di 9 milioni di italiani lasciarono l’Europa verso il continente americano e che nel secondo dopoguerra 7 milioni di emigranti lasciarono l’Italia verso i Paesi nordeuropei contribuendo a radicare una comunità di italiani nel mondo che, secondo il Ministero degli Esteri, oggi ammonterebbe a circa 60 milioni di persone. Un’altra Italia sparsa su tutto il globo, che, con gli anni, ha portato la cultura nazionale in ogni angolo del pianeta, ha esportato esempi di eccellenza in tutti i campi e, in alcuni casi, anche fenomeni negativi e i più comuni stereotipi sull’italianità.

emigrati italiani

Cifre simili hanno fatto dell’Italia un Paese di grande emigrazione e fino alla metà del Novecento la “valigia di cartone” era il simbolo di un esodo che si configurava come uno dei trend demografici più caratteristici del Belpaese.

Un fenomeno del passato di cui invece, i dati demografici ci mostrano l’attualità:  nel 2015 sono emigrati più di 200.000 italiani. Si tratta di un numero di cittadini italiani che ha abbandonato stabilmente i confini nazionali molto più grande degli stranieri arrivati. Fuga di cervelli, arrivi di massa, fenomeni che coesistono e, per la prima volta dopo molti anni, l’Italia è un Paese in cui sono di più quelli che partono di quelli che arrivano.

Anni ’70, l’Italia conosce l’immigrazione. Negli anni Settanta, tuttavia, un nuovo fenomeno ha fatto la comparsa sul territorio italiano. Nelle città, sui luoghi di lavoro, nelle scuole sono comparsi gli immigrati! Non che non ci fossero già prima, ma la loro presenza era talmente residuale da non entrare nelle statistiche e nella percezione comune. Il 1973 fu l’anno in cui, per la prima volta, il saldo migratorio tra italiani emigrati e stranieri arrivati si assestò a vantaggio di questi ultimi. Si trattava di immigrati, maghrebini, capoverdiani, filippini, sospinti da condizioni difficili nei rispettivi Paesi d’origine, ma anche attratti da un’Italia che aveva sperimentato il “miracolo economico”nei decenni precedenti. Da quel momento in poi l’arrivo di stranieri nel nostro Paese non ha fatto che crescere, senza soluzione di continuità, facendo dell’Italia un Paese di immigrazione stabile.

Cerchiamo, allora, di rispondere semplicemente – aiutati da dati certi – alle domande che ciascuno di noi si pone appena si parla di immigrazione nel nostro Paese.

Quanti sono gli immigrati oggi in Italia? Nel 2015 erano 5.026.153 gli immigrati regolarmente residenti in Italia, 12.000 persone in più rispetto all’anno precedente, per un’incidenza sull’intera popolazione totale del 8,3%. Il dato è fornito dal Dossier Statistico Immigrazione 2016 – redatto annualmente da IDOS, in collaborazione con la rivista Confronti e con il sostegno dell’8X1000 delle chiese metodiste e valdesi – una delle fonti più attendibili e aggiornate al momento. Una comunità numerosa, dunque, ma non rispetto a quella presente in altri Paesi d’Europa, come la Germania che ospita 7,5 milioni di cittadini stranieri, il Regno Unito che ne ospita 5,4 milioni, la Spagna 4,5 o la Francia 4,4. Oggi l’Italia è, quindi, un Paese di immigrazione e per numeri è in linea con la situazione dei maggiori Stati membri della UE.

immigrati_e_religioneDa dove vengono gli immigrati presenti in Italia? I rumeni sono la comunità più numerosa con 1.151.395 persone e il 22,9% sul totale dei residenti stranieri; poi ci sono gli albanesi (467.687), i marocchini (437.485) e i cinesi (271.330). Questa distribuzione per nazionalità contribuisce a sfatare anche uno degli stereotipi più utilizzati dalla propaganda politica contraria ai flussi migratori verso il territorio italiano: gli immigrati sarebbero in maggioranza musulmani e – sempre secondo alcuni – potenziali terroristi islamici. La numerosa presenza di cittadini rumeni comporta, in realtà, che la maggioranza degli immigrati in Italia, il 53,8%, sono cristiani appartenenti alle diverse denominazioni (ortodossi, evangelici, cattolici, ecc.), mentre i musulmani ammontano al 32%, scontando, tra l’altro, una condizione di “discriminazione di fatto”, indotta dall’assenza di una legge sulla libertà religiosa e dalla mancanza di un intesa tra lo Stato e le organizzazioni che rappresentano l’Islam in Italia.

Gli immigranti “rubano” il lavoro agli italiani? I dati più aggiornati sull’internazionalizzazione del mercato del lavoro nel nostro Paese ci raccontano che gli occupati nati all’estero erano 2.359.000 nel 2015 e che il tasso di disoccupazione degli immigrati si attestava al 16,2%, più alto dell’11,4% riferito agli italiani. Dato interessante è quello relativo al tasso di sovraistruzione, che misura la congruità delle competenze di un lavoratore rispetto alle effettive mansioni che svolge nei luoghi di lavoro: il 40,9% degli immigrati sono sovraistruiti (contro il 21,6% degli italiani) e ciò lascerebbe intendere che il processo di sostituzione lavorativa, che porta i nuovi arrivati ad occuparsi di mestieri progressivamente abbandonati dai locali, sia un fenomeno effettivamente esistente. E in effetti, sempre secondo i dati a disposizione, esistono segmenti del mercato del lavoro che sono sorretti dalla presenza di impiegati stranieri, senza i quali, molto presumibilmente, interi sistemi entrerebbero in una crisi profonda. È il caso, ad esempio, del settore dell’assistenza alla persona, il “badantato” che assicura la cura della popolazione anziana e non autosufficiente. Ad occuparsi di tali mansioni sono 672.194 addetti stranieri su un totale di 886.125, in larga maggioranza donne (l’85,5%) provenienti dai Paesi dell’Europa orientale (il 60,2%) e dall’Asia (il 20,1%).

Quindi gli immigrati non solo non “rubano” il lavoro agli italiani ma oggi scontano condizioni di discriminazione: la loro retribuzione media ammonta a 979 euro mensili, mentre quella degli italiani a 1.362 euro. Ma c’è di più. Come rileva il Censis anche i trattamenti previdenziali confermano che il rapporto tra «dare» e «avere» vede ancora i cittadini italiani in una posizione di vantaggio. I migranti che percepiscono una pensione in Italia sono 141.000: nemmeno l’1% degli oltre 16 milioni di pensionati italiani; quelli che beneficiano di altre prestazioni di sostegno del reddito sono 122.000, vale a dire il 4,2% del totale. Un saldo attivo per tutto il sistema Italia.

Perché cresce la xenofobia e il razzismo verso gli immigrati? La crisi economica, che effettivamente ha colpito l’Italia negli ultimi anni innalzando i tassi di disoccupazione (soprattutto giovanile), e la sapiente propaganda di chi ha tratto vantaggio elettorale e politico da una campagna senza quartiere contro la presenza degli immigrati, hanno favorito la crescita di esempi di xenofobia e razzismo, il cui principale obiettivo è quello di concepire la presenza migratoria come un’ingiustizia sociale e come un peso per l’intero sistema economico e produttivo. I dati raccontano, come spesso accade una realtà diversa, anche se fa più rumore il caso singolo di un migrante che delinque, rispetto allo sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri nelle campagne italiane o al caso positivo di imprese immigrate originali e in crescita.

viaggio della speranzaGli immigrati che arrivano sui barconi dopo i lunghi “viaggi della speranza” sono clandestini? Secondo il Ministero degli Interni i clandestini sono «coloro che non solo sono privi di titoli di soggiorno validi, ma sono anche entrati clandestinamente sul territorio nazionale, eludendo la sorveglianza e i controlli che avvengono alle frontiere nazionali». Al contrario di quanto ci propone la propaganda politica e le leggende metropolitane, le persone che sbarcano a Lampedusa e sulle altre coste della nostra penisola non sono clandestini. Questo perché al termine del loro viaggio sono identificati, non eludono la sorveglianza e rivolgono al nostro Paese una richiesta di protezione internazionale per conseguire lo status di rifugiato.

Chi è, allora, il rifugiato? Secondo l’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951, a cui l’Italia ha aderito, è «colui che, temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo fondato timore, avvalersi della protezione di questo Paese». Ed è, questa, la condizione della stragrande maggioranza delle persone che arrivano ogni anno in Italia via mare, richiedenti asilo che, all’atto della loro richiesta, ricevono un valido titolo di soggiorno. Non “clandestini”, dunque.

Ma quanti immigrati sono sbarcati sulle nostre coste? Nel 2015, si sono registrati 154 mila sbarchi sulle coste italiane e altri 106 mila sono avvenuti da gennaio ad agosto del 2016. Non un numero“insostenibile” per un Paese di 60 milioni di abitanti in cui vivono 5 milioni di immigrati, soprattutto se rapportata al fatto che, ad esempio, la Germania ha accolto 1 milione di richiedenti asilo nello stesso anno. Si tratta di persone che vengono accolte nell’attesa che un farraginoso e lungo processo di valutazione della loro richiesta di protezione internazionale vengono accolte regolarmente sul territorio italiano.

Quanto ci costa accogliere gli immigrati? È stato stimato che nel 2015 l’Italia abbia impiegato 3,3 miliardi di Euro per costi connessi ai salvataggi in mare e all’accoglienza. Ed è proprio l’impiego di questo denaro a stimolare l’avversità di coloro che sono contrari ai flussi migratori verso il nostro Paese. Un finanziamento sicuramente ingente, che è spesso oggetto di mistificazioni – come la vulgata sui 35€ al giorno consegnati nelle mani degli immigrati – che bisognerebbe analizzare per come viene effettivamente speso, soprattutto alla luce di fatti di cronaca giudiziaria in grado di documentare il lucro da parte di alcuni privati sul “business dell’accoglienza”.

Chi si occupa di accogliere gli immigrati? Al momento l’Italia accoglie circa 100 mila richiedenti asilo e rifugiati. Di questi, 22.000 sono accolti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (S.P.R.A.R.) del Ministero degli Interni, una struttura che dovrebbe reggere il sistema ordinario di accoglienza attraverso progetti territoriali in cui sono direttamente coinvolti gli Enti Locali (Comuni e Province). Con l’intensificarsi degli arrivi registrato negli ultimi sei anni, tuttavia, l’emergenza e una politica governativa specificamente indirizzata hanno affiancato ai meccanismi ordinari un sistema di accoglienza straordinaria. E la prassi straordinaria ha finito per diventare maggioritaria, a tal punto che dei 100 mila richiedenti asilo e rifugiati, circa 78.000 sono attualmente accolti in più di 3.000 Centri di Accoglienza Straordinaria (C.A.S.) strutture di vario genere, sparse su tutto il territorio nazionale e gestite da privati (cooperative, associazioni, società, enti del terzo settore) che stipulano una convenzione con le Prefetture, deputate a collocare i flussi sui territori.

Accogliere gli immigrati è diventato un business? La differenza tra i due regimi di accoglienza – lo S.P.R.A.R. e il sistema straordinario – consiste nella gestione. Se, infatti, i soggetti che gestiscono i progetti territoriali della rete ordinaria sono sottoposti a una stringente e analitica rendicontazione delle spese, tesa ad accertare che i 35€ euro pro die pro capite (in media) ricevuti siano effettivamente impiegati per la realizzazione di servizi di accoglienza, integrazione e tutela dei beneficiari, quelli che operano nel sistema straordinario rendicontano, nella stragrande maggioranza dei casi, in maniera forfettaria e senza documentazioni giustificative. Proprio la possibilità di “fare affari” sui grandi numeri ha fatto gola a soggetti di varia natura, che, in molti casi, si sono improvvisati gestori dell’accoglienza, privilegiando la grande concentrazione di richiedenti asilo e rifugiati in strutture non adeguate, come alberghi (di qui la polemica costruita in maniera speculativa sull’ospitalità degli immigrati in alberghi “di lusso”) e non provvedendo ad erogare, spesso, un livello qualitativo dei servizi di integrazione e tutela dei beneficiari corrispondente all’ammontare monetario ricevuto.

Perché continua l’emergenza immigrati? E’ opportuno, innanzitutto, precisare che, al momento, l’immigrazione non rappresenta un’emergenza. L’Italia non è un Paese invaso; sostiene, spesso nell’isolamento dettato dall’assenza di politiche europee efficaci, un processo di migrazione forzata dal cosiddetto “sud del mondo” verso l’Europa. Ma i numeri del fenomeno e la sua configurazione lasciano intendere che si tratti di un’immigrazione matura, ormai un tratto fondamentale della cultura italiana, un fattore imprescindibile del sistema economico e produttivo nazionale, una componente stabile e radicata della popolazione. La presenza di più di 5 milioni di immigrati, quasi il 10% dei residenti totali, rappresenta, quindi, un elemento proprio del Paese, da considerare alla stregua di tanti altri fenomeni sociali strutturali.

Immigrazione, fenomeno stabile e maturo? Se ci fermiamo ad osservare ci accorgiamo che, sempre più di frequente, l’approccio emergenziale alla considerazione dell’immigrazione è più una modalità di intervento suggerita dalla contingenza politica e da leggi inefficaci, che una adeguata maniera di affrontare le configurazioni e le contraddizioni proprie di un fenomeno vario. Gli arrivi, pur considerevoli, di centinaia di migliaia di richiedenti asilo, ogni anno, sulle coste italiane sono solo una parte, persino residuale in termini strettamente statistici, di una realtà migratoria ben più ampia e articolata. Di fronte a questo, il “sistema Italia” presenta le sue criticità e manifesta un’ inefficacia strutturale nella considerazione dell’immigrazione come fenomeno stabile, dettata da una legislazione probabilmente non adeguata. In più, il ruolo dei cosiddetti “professionisti della paura”, i politici che cercano di trarre da messaggi xenofobi e razzisti un effimero consenso elettorale, non ha giovato al tentativo di rinforzare la coesione sociale in una società sempre più multiculturale e ha, invece, diffuso sentimenti di odio e timore del diverso. In questo clima non stupisce che fa più notizia un immigrato che delinque, rispetto ad uno che restituisce il portafogli a un italiano che lo aveva smarrito.

immigrazione - cosa ne pensano i bambini

Cosa pensano i bambini degli immigrati?  Occorre fermare questo sentimento di odio che certamente è diffuso ma forse non ancora sedimentato, almeno nelle giovani generazioni. Vi invitiamo a vedere un messaggio di “sapienza immensa” di cui ci fa dono un gruppo di 8 bambini siciliani – tra gli 8 ed i 12 anni di età – parlando degli immigrati. Un video realizzato dall’Associazione Teatrale “Cumu vedi si cunta” di Campobello di Licata, dedicato a tutti i grandi che a volte dimenticano cosa vuol dire “guardare” con gli occhi di un bambino.

Come sarebbe l’Italia senza gli immigrati? Guardiamo allora il fenomeno immigrazione da un altro punto di vista. I dati presentati dal Censis a giugno di quest’anno in occasione del convegno “L’integrazione nella società molecolare” la dicono lunga. Avremmo il 20% di bambini nati in meno solo nell’ultimo anno, una scuola pubblica con 35.000 classi e 68.000 insegnati in meno, saremmo senza 693.000 lavoratori domestici (il 77% del totale) e 449.000 imprese (il 14% del totale e cresciute del 49% dal 2008 a oggi). Occorre prendere consapevolezza che il nostro modello di integrazione degli stranieri che si stabilizzano sul territorio nazionale funziona anche se il nostro sistema di gestione dei flussi migratori ha dovuto affrontare crescenti difficoltà.

“Tutti segnali – come evidenzia il Censis – di quel modello di integrazione dal basso, molecolare, diffuso sul territorio che ha portato oltre 5 milioni di stranieri (pari all’8,2% della popolazione complessiva), appartenenti a 197 comunità diverse, a vivere e a risiedere stabilmente nel nostro Paese e che, alla prova dei fatti, ha mostrato di funzionare bene e di non aver suscitato i fenomeni di involuzione patologica che si sono verificati altrove in Europa, dove i territori ad altissima concentrazione di immigrati sono esposti a più alto rischio di etnodisagio”.

Ecco allora che gli immigrati sono parte del nostro positivo futuro.

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