Bambini invisibili

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L’Italia, “culla del diritto”, può togliere il diritto di esistere ai bambini “in culla”. Una video-intervista ci spiega come ciò possa accadere.

di Èlia Beacco e Renzo De Gobba

San Daniele del Friuli, 25 luglio 2015. “Constatiamo che oggi in Italia ci sono bambini “invisibili” cui è negata un’esistenza giuridicamente riconosciuta, destinati a vivere nascosti. È indispensabile approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli, indipendentemente dalla situazione giuridico- amministrativa dei genitori senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno. In modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario”. Con queste parole Augusta De Piero – persona con un significativo passato di impegno educativo, politico e istituzionale in Friuli V.G. – lancia l’allarme.

Bambini invisibili. Da tempo e con tenacia la De Piero segue il difficile iter delle proposte di legge che potrebbero finalmente rendere certo il diritto di registrazione anagrafica per i bambini figli di genitori stranieri presenti in Italia in situazione irregolare. Nel suo blog Diari ed altro il problema è costantemente seguito anche con segnalazioni a parlamentari ed Istituzioni. Vi sono anche riportate alcune storie che ben esemplificano le conseguenze che le attuali norme provocano nella vita delle persone. Vi proponiamo la video-intervista che ci ha rilasciato nella quale ci illustra il problema.

Leggi contro Diritti? Siamo punto d’arrivo per migliaia di migranti. Davanti a questo fenomeno – inedito per dimensioni e conseguenze – diventa indispensabile che la tutela dei diritti fondamentali della persona sia uno dei criteri-guida nelle decisioni e nelle pratiche con cui affrontiamo il problema. La registrazione anagrafica ne è un presupposto. Attualmente, grazie a norme lacunose e contraddittorie (Legge 94 del 15/07/2009 e Circolare del 7/08/2009) c’è il forte dubbio che genitori stranieri irregolarmente soggiornanti possano non aver denunciato la nascita di un figlio per il timore dell’espulsione.

Ritardi ed allarmi. In Parlamento – presso la Commissione Affari Costituzionali – da più di un anno è depositata una proposta di Legge ad oggi ancora non discussa. Proposta che può correggere questa situazione inaccettabile ma evidentemente non considerata di sufficiente urgenza ed importanza. Lo scorso maggio anche il Consiglio Regionale del Friuli VG ha inviato al Parlamento una mozione che sollecita l’esame della proposte di legge giacenti.

L’Onu raccomanda all’Italia chiarezza. “È ragionevole pensare che vi siano bambini invisibili anche in Italia. Ne danno testimonianza il Rapporto sui diritti dell’infanzia in Italia  (a pag. 49) e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione” - scrive Augusta De Piero che ci ricorda, inoltre, la raccomandazione inviata dal Comitato Onu all’Italia per richiedere la  praticabilità del diritto di tutti i bambini nati e cresciuti nel nostro Paese ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori. Non solo. Se ne è occupato anche il Congresso nazionale 2014 della SIMM (Medicina delle Migrazioni): dove nelle  Raccomandazioni finali ha sollecitato l’Italia alla chiarezza sul diritto di registrazione anagrafica per i minori.

La petizione e l’intervista. Ma l’attivismo di Augusta De Piero è andato oltre, promuovendo una petizione che sollecita il nostro Parlamento ad esaminare la proposta di Legge. Moviduepuntozero ne ospita il LINK, convinto che la raccolta di un numero significativo di firme di cittadini, associazioni e gruppi sensibili al tema può “fare la differenza” per togliere dal cassetto la proposta di legge in questione. Nella speranza che i parlamentari si ricordino che – anche se i bambini non votano – ci sono molti adulti a cui i diritti di tutti i bambini stanno invece a cuore.

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